Never on Sunday 50th tribute
In questo travagliato 2010 per i
Greci, ricorre il Cinquantenario di un evento che si rivelò di fortissimo “impatto globale” e che ha fatto entrare la
Grecia Moderna nella storia mondiale della
Musica, del Cinema e del Costume.
Nel 1961 è un film greco (americano) che
vince l’Oscar per la Migliore Canzone: “Mai di Domenica - Never on Sunday” di Jules Dassin, (e quello di Lecce il solo Festival Italiano ad avergli dedicato un retrospettiva). Musica e testo sono di
Manos Hadjidakis, maestro del
Premio Oscar Nicola Piovani. La canzone “Awards”
“I Ragazzi del Pireo” è interpretata da Melina Mercouri, protagonista del film e compagna di
Jules. Grazie a quel Premio il ritmo
Rebetiko ed il Sirtaki diventano una moda di successo mondiale. La canzone all’epoca venne classificata fra le migliori dieci del ventesimo secolo. Oggi è un jingle da telefonini, nel corso degli anni è stata arrangiata in circa
400 versioni, tradotta e riscritta nelle principali lingue del mondo compreso il cinese. E’ stata eseguita dall’orchestra di
Duke Ellington, in uno struggente arrangiamento Jazz, da
Connie Francis, Doris Day, Petula Clark, Ray Conniff, Chordettes, i Muppets ne hanno fatto una versione dissacrante e divertentissima. Poco conosciuto invece, soprattutto alle nuove generazioni, è il contesto, il clima di “aspirazioni di libertà” nel quale quel successo è maturato.
In linea di continuità con molti dei “temi” delle edizioni precedenti,
la diciasettesima edizione di Pietre che Cantano è dedicata a Melina Mercouri e a questo cinquantesimo anniversario di un Oscar musicale “per la Libertà e per l’Amore”. Debutto scatenante di una stagione che ha poi portato, in più luoghi del
Mondo, alle “Rivolte Giovanili”, alle rivoluzioni dl costume, alla “Beat Generation” al “Femminismo” e alla “Rivoluzione Sessuale”, ai “Beatles” ai “Rolling Stones” e a “Woodstock”. Con fermenti anche nell’Iran di allora, più libero e più laico di quello di oggi.
Un 1961 che, coincidenza, fu l’anno della legalizzazione, negli
Stati Uniti, della pillola anticoncezionale.
W Melina!
In Italia il 1960 fu un anno turbolento, drammatico, ricordato come quello del
Governo Tambroni, di “passaggio”, dove la Politica era in ritardo rispetto al “boom economico”. A Sanremo vinse
“Romantica” e Modugno arrivò secondo dopo due vittorie consecutive. E nessuno si accorse che la versione italiana de
“I ragazzi del Pireo” cantata da
Milva e Dalida, nulla ha che vedere con il testo originale. Nell’originale una prostituta, che non si vergognava del suo lavoro, voleva avere dei figli per farli crescere nella bella
Terra del Pireo che amava. Nella versione italiana il tutto si riduce al solito scambio di parole d’amore tra due innamorati. Una palese autocensura! Una delle tante nell’Italia di quegli anni. La stessa
Dalida cantava la versione francese e spagnola tradotte correttamente dall’originale, come nello stesso inglese. Ogni scusa sull’adeguamento della metrica non regge! Da due anni era in vigore in Italia la
Legge Merlin sulla “chiusura delle case chiuse”, il dibattito fu aspro e la “questione prostituzione” non fu risolta.
Quella canzone è la carta di identità della stessa Melina, capace di essere una donna cosmopolita, libera ma anche “assolutamente nazionalista”, orgogliosa e combattiva circa l’identità e
l’amore per la propria Terra e il proprio Popolo. Tornata la Democrazia in Grecia lasciò la carriera internazionale per fare il Ministro della Cultura. Famosa una sua dichiarazione:
”Noi non facciamo una Tv ad alto costo che tenga inchiodati i greci in casa, noi vogliamo che escano, che vadano al Cinema e a Teatro”.
Avviò un movimento per costringere il
British Museum a far ritornare in Grecia i
Capolavori marmorei del Partenone, ed inventò le
Capitali Europee della Cultura partendo da Atene. Nel 2010 anche Istanbul è capitale Europea della Cultura, città che deve molto a Melina, Dassin e Hadjidakis. In quella location il terzetto bissò con
“Topkapi” il successo di
“Never on Sunday”. Oggi nonostante il ruolo di
“Capitale Culturale” Istanbul rischia di uscire dai
Siti Unesco per
“cementificazione facile”. Ogni Mondo è Paese! Stiamo in allerta…Please!
La grecia è vicina?
Melina ci insegna che c’è un modo di esprimere “l’Orgoglio del Luogo” senza scadere nelle derive della xenofobia, e della sessuofobia.
La Grecia per via della
“bancarotta di Stato” è entrata nel dibattito politico italiano, e della
Puglia. Facciamone una occasione di “buona memoria”. Senza “buona memoria” non cresce una “memoria condivisa”, si capisce male il presente e si costruisce ben poco Futuro. Come la Grecia? Parliamone! Circa il dibattito che ha attraversato, qualche anno fa, il
Salento, sulla contaminazione o originalità della
Taranta, va detto che in Grecia, hanno preso il
Rebetiko ne hanno fatto musica da film e hanno vinto
l’Oscar. C’è poco da dire, dibattito chiuso da 50 anni! Certo non è colpa di
Hajidakis se in Grecia c’è il disastro. Raccontiamo ai nostri giovani il 1960 e gli anni che hanno preparato
i “Diritti Civili” di oggi, lì dove sono in vigore. Raccontiamo di Melina e degli altri, e delle altre.
“Le Piratesse”, le altre donne scomode, da
Teheran a Los Angeles. Per fare, come per il cibo e il denaro, la “tracciabilità” degli elementi di “modernità” e “libertà” dei nostri giorni. Forse questo è tra i primi doveri del
“fare cultura”.
Anche per questo ricordiamo l’anniversario di
“Never on Sunday” e forse siamo i primi in Italia,
in Europa e rischiamo di esserlo nel Mondo. Abbiamo pensato di coinvolgere gli artisti selezionati per questa edizione chiedendo loro di dedicare a questo piccolo anniversario, dai grandi retroscena, una propria e libera interpretazione del
brano “To pedia tou pirea – Children of Pireus - I ragazzi del Pireo”. Un ventaglio intercontinentale di “voci”, come la stessa estensione che ebbe quel brano.
Il tutto aperto dagli straordinari giovani musicisti, sotto la direzione del
Maestro Semeraro, dell’Orchestra di Fiati “Città di Cisternino”, attenti e sensibili da sempre alla musica per il Cinema, e alla tradizione, anche molto ellenica, delle Bande. Siamo orgogliosi di loro e loro sono orgogliosi di noi, secondo la migliore tradizione “greca”.
Paolo Luigi de Cesare